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L’uovo è fin dai tempi più antichi un simbolo vitale e positivo. Emblema di vita nuova, metafora di rinascita dei corpi e della natura. Questi significati gli sono stati attribuiti in tutti i continenti e nelle tradizioni più antiche, tanto che per celebrare l’arrivo della primavera si usava mangiare uova.

L’uovo è un cibo antichissimo, presente già nella cucina egizia; i Greci lo consumavano fin dall’età di Pericle e i Romani lo usavano sia per i dolci che per i contorni di salse, oltre a considerarlo un eccellente alimento di colazione. E’ probabile che anche gli Etruschi avessero le stesse abitudini, dal momento che nelle scene tombali di banchetto si ammirano i commensali mentre tengono in mano un uovo, metafora sia alimentare che dell’inizio di un percorso del defunto nell’oltretomba.

L’espressione “de ovo usque ad mala” ovvero “dall’uovo alla mela” indica la completezza di una azione, alludendo alla tradizione classica di cominciare il banchetto con un uovo e concluderlo con la mela. I primi cristiani raffiguravano come metafora della Resurrezione un pulcino nell’atto di uscire dall’uovo, e nelle tombe dei martiri rinchiudevano forme ovoidali per alludere alla rinascita dopo la morte.

L’uso delle uova andò sempre più diffondendosi nel corso drel Medioevo. Per la nota duttilità del loro impiego venivano utilizzate sia per legare e insaporire le varie pietanze in cucina, sia come pietanza a sé preparate nelle forme più varie.Visto il largo consumo e l’ottimo gradimento sorse la necessità della loro conservazione per i periodi di scarsa prolificità delle galline. Molte erano a tal fine le pratiche. Innanzitutto occorrevano uova non fecondate, prodotte da galline che non avessero avuto contatti da almeno 30 giorni con il gallo. Questa tipologia di uovo, per impedire l’evaporazione delle sostanze interne attraverso i pori del guscio, veniva messa sotto segatura, cenere, sale, sabbia, olio, o acqua e calce. Si credeva che uno dei metodi più sicuri fosse impastarle con cenere e acqua marina, o grasso di montone disciolto al calore e lasciato intiepidire. Come è facile intuire, accorgimenti di questo genere aprivano gli orizzonti alle sperimentazioni più fantasiose.

Nel Rinascimento le uova venivano ritenute alimento ideale per il periodo post parto, e più in generale per la convalescenza dei malati.

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